Vent’anni fa, per un tipo ben diverso dal mio, il cancro, dopo un anno di sofferenza, si portava via la mia nonna paterna. All’epoca io ero ragazzina e durante il corso della malattia non capivo granché riguardo a ciò che stava accadendo. Forse non capivo, non perché fossi ragazzina, ma perché di cancro si parlava in modo diverso da come se ne parla oggi. Anzi, si evitava di parlarne.
Da noi si diceva “un mal brut”, e spesso il malato non ne era nemmeno a conoscenza. Certo, lo capiva da solo, lo immaginava, ma nessuno glielo schiaffava in faccia, neppure i medici. Si viveva nella menzogna dettata dalla pena per il malato, violando oltretutto il suo diritto di sapere.
Credo che nascondere il cancro all’interessato sia uno degli atteggiamenti più sbagliati per affrontare la malattia. Come faccio a combattere se non so contro chi devo combattere?
Io devo sapere.
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"Un mal brut" che venendo tenuto nascosto, veniva compreso dal malato quando le cose andavano aggravandosi. Allora ecco persone che dovevano trovarsi a tener duro senza nemmeno sapere per che cosa.
RispondiEliminaPoi i medici si sono svegliati, e sentendosi meno padreterni hanno pensato che il malato informato poteva essere il loro miglior assistente.
@Manuel Fortunatamente, in vent’anni, le cose sono un po’ migliorate.
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