Era lei, My Sis, che ogni volta mi accompagnava ai ricoveri in ospedale per la chemio.
Per i contrasti della vita, per un tempismo perfetto, nel mio periodo peggiore My Sis è diventata mamma per la prima volta.
La consuetudine era che, verso mezzogiorno, My Sis lasciava la puffa di neanche due mesi da mia mamma e recuperava me. Così si partiva per quei 30 km di macchina che mi separavano dalla stanza dalle tende arancioni in cui dovevo trascorrere i successivi cinque giorni.
Non parlavo molto durante quel viaggio e lei rispettava sempre i miei silenzi. Mi limitavo, ogni volta arrivate all’uscita dell’autostrada, a ripeterle “Hey Sis, tira dritto, andiamo in qualche posto lontano a fare shopping” e lei sempre rispondeva “La prossima volta…”.
Ora My Sis è in attesa del mio secondo nipote. L’altro giorno doveva sottoporsi a un’ecografia di routine nel medesimo ospedale, e questa volta io mi sono offerta di accompagnare lei...
Già durante il tragitto mi sono venuti alla mente un sacco di pensieri, ma il meglio di me l’ho dato appena varcata la soglia dell’ospedale sulla prima rampa di scale: era l’orario di pranzo, nell’aria c’era una puzza tremenda di quello schifo di cibo… sono cominciati a venirmi conati di vomito, le lacrime agli occhi per lo sforzo di trattenermi, sentivo lo stomaco sottosopra... insomma una tragedia. Sono corsa giù per le scale con il fazzoletto alla bocca farfugliandole un “Scusa Sis, non ce la faccio, ti aspetto nel parcheggio”.
Mi sono sentita una merda.


