La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti. (Albert Einstein)

lunedì 28 novembre 2011

Transformer

Sai benissimo che i primi dieci minuti sono i peggiori. Fa freddo e la tentazione di tornare indietro è forte.
Là fuori ti ha spinto il malessere mentale, ancora una volta sei in ostaggio dei tuoi pensieri.
Freddo.
Resisti.
La pedalata si fa man mano rotonda, le gambe girano in perfetta armonia con il vento tra i capelli.
Azzardi una salita… e poi un’altra…
Armonia.
Pace.
Discesa. Discesa veloce. Troppo veloce…
Adrenalina.
Ritorni a casa.
Il malessere è rimasto là fuori da qualche parte.
Sei leggera.
Allunghi i muscoli. La parte danneggiata dal cancro si lamenta un po’, le gambe chiedono pietà. Tutto regolare.
Endorfine.
Ti rifletti nello specchio, sei lì nel tuo completo invernale giallo. Il tuo preferito che finalmente sei riuscita a reinfilarti dopo anni.
Gli occhi brillano al centro della tua faccia paonazza.
Hai paura solo a pensarlo. Sì, una fottutissima paura!
Ma non riesci a trattenerti dall’esclamare:
“Cazzo, come mi sento bene!”

venerdì 25 novembre 2011

One step up

Io di programmi a medio/lungo termine non ne ho più fatti.
Però oggi iniziava la prevendita e … p r e s o ! !
E chi se ne frega se prima di allora so già che dovrò fare un altro interventuccio...

venerdì 11 novembre 2011

The Island

Il primo pensiero che ho avuto guardandomi intorno nel momento in cui sono sbarcata sull’isola è stato che io in quel posto non c’entravo proprio un cazzo. (E in effetti è così!!). Da subito ho avuto, quindi, un calo di umore: ero troppo fuori luogo!
Poi l’indomani abbiamo montato le bici, e via per un primo giro di “esplorazione”:
  • vento. Tanto vento (ma a questo ci sono abituata) con la differenza che lì era caldo e non gelido come da ‘ste parti;
  • non una strada in piano. Salita, discesa, salita, discesa… avanti così per poter visitare le località sulla costa;
  • traffico abbestia. Troppe macchine, troppi pullman. Le strade non sono tanto larghe e sono piene di curve, gli automobilisti non sono abituati a convivere con i ciclisti, e quindi sono molto più prudenti, nel senso che se proprio non avevano libera la corsia del sorpasso ci stavano dietro, così a me sembrava sempre di avere l’ammiraglia…
La bici, le cene sul terrazzo in pantaloncini e canottiera (che qui neanche per ferragosto) con vista oceano e vista vulcano, mi hanno risollevato il morale ed ho incominciato ad apprezzare quel luogo così distante e diverso da me. In fondo potevo resistere.
E poi Lui. Wow! Il motivo per cui ero lì…
Il vulcano è spettacolare. Bello, bello, bello!
Salirci in bici non è stato faticosissimo, ma è comunque una grande soddisfazione. La salita è abbastanza lunga, ma molto costante e con pendenza inferiore rispetto a quelle a cui sono abituata. Il fatto è che sono viziata e, non avendo voglia di soffrire troppo, ho sempre utilizzato un rapporto molto, molto, agile. Diciamocelo, avrei potuto applicarmi di più e metterci molto di meno… ma son svogliata!
La velocità da lumaca mi ha permesso, però, di guardarmi intorno meglio e memorizzare così ogni dettaglio di quel fantastico paesaggio. La vegetazione cambia rapidamente, non potrebbe essere diversamente considerato che si parte dal livello del mare per arrivare a circa 2000mt di altezza. Si passa dalle piantagioni di banane alle foreste di pini (che pini strani!) che poi spariscono e lasciano spazio all’enorme distesa di rocce nere laviche.
Il paesaggio è veramente affascinante, da perderci il fiato.
Per il resto, che dire? Non sono un tipo da spiaggia, non sono un tipo da mare.
Secondo voi, ho pucciato almeno i piedi nell’oceano?
Secondo voi, quali sono le parti del mio corpo più abbronzate?
;-P

martedì 8 novembre 2011

Non mi aspetta

Sono stata via dall’Italia per soli otto giorni.
Al ritorno, ho ritrovato le mie montagne diverse, dipinte di colori autunnali e con le cime coperte di neve.
Ho ritrovato i torrenti ingrossati e rumorosi. E pioggia, tanta pioggia.
La natura si muove e non mi aspetta.