Un alce in centro che grattava le sue enormi corna contro la vetrina di un negozio; Mario Cipollini che era semplicemente il mio amico Mario e che insieme si stava andando a vedere una tappa del Giro; il dover redigere una denuncia di successione di un ragazzo morto per una rara forma di cancro...
Questi sono solo alcuni dei sogni che hanno agitato la mia notte pre Tac.
Meglio pazzi sogni che non dormire per niente!
Ora il sangue del mio corpo scorre mischiato ad atomi di iodio. Che culo, eh? Tac fatta. Mi ha impegnato tutta la mattina, tra attesa, preparazione ed esecuzione. Nella sala del tunnel c’era l’aria condizionata a manetta, tanto per contrastare un po’ quel senso di calore del corpo, fiamme in gola tipo drago e sensazione di incontinenza provocate dalla molecola che circola impazzita in ogni parte.
Questa volta sono uscita dal reparto con un souvenir: una bellissima cremina in gel, da spalmare sul braccio nel punto in cui, forse per il contrasto iniettato ed esploso prepotentemente o forse per il cerotto, mi è venuta una fantastica irritazione.
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